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Radio Alice: una radio sovversiva nell’Italia degli anni Settanta

Di Raffaello A. Doro: Università della Tuscia

Nel magmatico e polifonico universo delle radio libere che sbocciano in Italia tra il 1975 e il 1976 [1], la stazione che ancora oggi evoca un vicenda mitica, simbolo delle radio di movimento, è la bolognese Radio Alice. La stazione nasce dopo alcuni mesi di sperimentazioni nel febbraio del 1976, trasmettendo dai locali di via del Pratello 41. Il collettivo di redazione è formato da un gruppo di studenti e intellettuali animatori della rivista «A/traverso», tra quali Maurizio Torrealta, Francesco “Bifo” Berardi, Giancarlo Vitali e Stefano Saviotti. Alla base della radio vi sono due impostazioni: la prima “eticamente intransigente e controinformativa” che afferma “Ki informa Ki?”; la seconda “poetico-libertaria” si riconosce nello slogan “Zut è divenire perfettissimo/perfettismo è divenire Zut” [2]. Ispirandosi alle teorie delle avanguardie artistiche e poetiche di Artaud e Majakovskij, la strategia della radio puntava a cambiare gli schemi convenzionali del linguaggio radiofonico per far emergere «il linguaggio della vita vera, della vita quotidiana» [3]. In onda senza un palinsesto predefinito, fin dai primi mesi Radio Alice lancia il suo flusso di messaggi alternativi ed anticonformisti, riservando grande spazio alle telefonate in diretta, ai notiziari, alle rubriche gestite da gruppi femministi e omosessuali, al racconto di favole per bambini, a trasmissioni dedicate allo yoga, ai racconti pulp di Filippo Scozzari e alle jam session trasmesse in diretta notturna [4].

Più che nel caso di altre esperienze di questi anni il telefono diventa un elemento attraverso cui superare la tradizionale comunicazione di massa unilaterale per trasformare la radio in un mezzo di interazione di massa. Il telefono per il tramite della radio diventa canale pubblico: «rumori, parole e suoni sono indirizzati a tante, tantissime persone. Parole intime e lunghi discorsi, pubblico e privato si mescolano in un unico flusso di voci diffuso ora dagli altoparlanti» [5]. La voce assume una funzione nuova nell’ottica di mutare il senso della comunicazione, trasformando i programmi in elaborazione collettiva. La redazione si autofinanzia con le sottoscrizione dei collaboratori e l’organizzazione di eventi e concerti. La pubblicità è bandita, salvo per un breve periodo alcuni comunicati della casa editrice Einaudi.

La musica svolge un ruolo importante nel flusso comunicativo di Alice: dai gruppi più trasgressivi della scena anglosassone ai cantautori italiani non legati soltanto alla tradizione popolare e politica, ma anche alla sperimentazione musicale. Tra questi il napoletano Enzo Del Re che invitava a “Lavorare con lentezza, senza fare alcuno sforzo”, nell’ottica di “sabotare la produttività” [6].

Il linguaggio della radio viene definito “mao-dadaista”, ispirandosi al dadaismo e allo spirito della rivoluzione culturale. L’“accostamento del maoismo al dadaismo serviva a introdurre una nota ironica nel dogmatismo che a quell’epoca dominava in certi ambienti della sinistra estrema” [7]. Radio Alice è una radio di movimento in cui si fondono un’identità prevalente, ironica e irriverente nei confronti del potere (resterà celebre la telefonata realizzata da Berardi a Giulio Andreotti, fingendosi il presidente della Fiat Umberto Agnelli) e una più militante, legata ai gruppi dell’Autonomia. Dopo l’arresto di Berardi nel marzo 1976, la radio organizza una grande manifestazione alla quale partecipano circa diecimila persone, diventando protagonista della vita cittadina acquisendo riconoscibilità e apprezzamenti. Non mancano i contrasti, anche piuttosto aspri, con il quotidiano «Il Resto del Carlino» che accusa Radio Alice di trasmettere “messaggi osceni su carta igienica” o con il Pci bolognese e «L’Unità». Si intensifica il lavoro di ribaltamento dei messaggi lanciati dal potere nel tentativo di trasformare la realtà. Nell’ottica della controinformazione per il collettivo della radio “informazioni false producono eventi veri. Produciamo informazioni false che svelino quel che il potere nasconde, informazioni capaci di produrre la rivolta contro la forza del discorso del potere”.

In questa prospettiva vengono stampate locandine false di alcune testate: «Il Resto del Carlino» titola “4000 operai sono stati assassinati sul lavoro nel 1976”, “Il costo della carne aumenta mangiamo Agnelli con la polenta”.

Dalla sua nascita l’emittente parteciperà attivamente alla costituzione della Fred (Federazione Radio Emittenti democratiche), prima associazione delle radio di movimento nata nel febbraio 1976, alla quale aderiscono tra le altre Canale 96 di Milano, Radio Città Futura di Roma e Controradio di Firenze.

Passano dalla redazione di Alice in questi mesi tanti musicisti, intellettuali e artisti tra cui il semiologo Paolo Fabbri, Gomma (Ermanno Guarneri), il fumettista Andrea Pazienza e il cantautore Claudio Lolli, che nel disco Disoccupate le strade dai sogni (1977) farà riferimento all’esperienza di Alice.

La vicenda di Radio Alice è destinata a legarsi in modo indissolubile al movimento del Settantasette che vede Roma e Bologna in ebollizione. Dopo la contestazione al segretario della Cgil Luciano Lama all’Università di Roma da parte di giovani e studenti del movimento in febbraio, anche la città di Bologna è teatro di partecipate manifestazioni e iniziative portate avanti anche grazie a una forte presenza di studenti fuori sede che reclamano maggiori diritti e contestano la politica dei sacrifici e del compromesso storico. Nella giornata dell’11 marzo, in seguito a scontri tra studenti e forze dell’ordine all’interno della città universitaria, muore lo studente Francesco Lorusso, militante di Lotta Continua. Alle 13.30 Radio Alice dà la drammatica notizia. La città si trasforma in un campo di battaglia tra i giovani del movimento e le forze dell’ordine. Alice trasmette in diretta le notizie degli spostamenti dei blindati della polizia e dei carabinieri. Molte telefonate alla radio testimoniano in diretta gli avvenimenti. Gli scontri continuano fino notte fonda. Il giorno seguente, il 12 marzo il ministro dell’Interno Cossiga invia dei carri armati nella città universitaria. La battaglia riprende tra lanci di lacrimogeni e bottiglie molotov. Radio Alice continua nella sua opera fornendo notizie sui ciò che avviene e sul contemporaneo svolgimento di una manifestazione a Roma che sconvolge il centro della città. Le tensioni si susseguono per tutta la giornata [8]. La stazione trasmette in diretta le telefonate dei manifestanti che raccontano gli episodi degli scontri e si fa portavoce del movimento degli studenti. Poco prima della mezzanotte la polizia fa irruzione nei locali dell’emittente arrestando cinque collaboratori e sequestrando le apparecchiature. Radio Alice viene chiusa per ordine della Procura della Repubblica con l’accusa di istigazione alla violenza ed associazione a delinquere. Nei giorni successivi i redattori dell’emittente che non sono stati arrestati, riprendono a trasmettere come Collettivo 12 marzo grazie all’appoggio di altre due radio bolognesi che ne ospitano le trasmissioni: Radio Ricerca Aperta e Radio Lara. Tuttavia anche queste emittenti vengono chiuse nel giro di poche ore e ne vengono arrestati i responsabili [9]. Radio Alice riprende la sua attività nei mesi successivi, ma più che una radio diviene un simbolo politico e perde l’irriverenza, l’ironia e la spontaneità degli inizi, iniziando una fase discendente che culmina con la sua chiusura definitiva avvenuta nel 1981.

La chiusura forzata della radio è una delle motivazioni principali dell’organizzazione a Bologna del convegno contro la repressione in Italia ,che si tiene nel settembre del 1977 in seguito ad un appello promosso da un gruppo di intellettuali francesi [10].

Nel corso del convegno si sarebbero fronteggiate non senza momenti di tensione le due anime del movimento: da un lato l’ala definita «creativa», rappresentata dai cosiddetti «indiani metropolitani»; dall’altra l’ala più militarista e intransigente, costituita dai gruppi dell’Autonomia operaia. Il convegno contro la repressione chiudeva una fase e descriveva uno degli ultimi momenti di partecipazione collettiva del movimento del 1977.

Il mito di Radio Alice travalica i confini nazionali. Una parte delle radio libere francesi, sulla scorta della “rivoluzione molecolare” teorizzata da Félix Guattari [11], amico personale di Bifo e di Radio Alice, vedrà nella stazione bolognese un modello da seguire per rendere concreta la prospettiva di dare la parola a chi fino a quel momento non aveva avuto voce e  produrre una corsa al microfono ampia quanto quella italiana [12].

Proprio per la sua efficacia e originalità di stile, Radio Alice costituisce ancora oggi, a quarant’anni dalla sua nascita, un’esperienza unica nel vasto arcipelago delle radio libere italiane degli anni Settanta. La sua esperienza restituisce un simbolo della libertà di espressione, della libertà di informare nella volontà di lasciare esprimere liberamente chi non ha voce, chi non ha parola. Allo stesso tempo è necessario considerare che l’esperienza della radio si è prodotta in un determinato clima storico politico, rappresentando un simbolo più generale di una generazione e di un movimento che per la prima volta poteva gestire in modo alternativo un mezzo di comunicazione di massa come la radio, sfruttandone le potenzialità espressive e la grande carica creatrice della possibilità di trasmissione.

Attraverso la sua vicenda è possibile cogliere l’avvio di alcuni fenomeni resi possibili oggi dalle radio web, come l’interattività e l’assoluta spontaneità del flusso radiofonico, dimostrando di aver anticipato delle tendenze destinate a riprodursi nel mondo dei media.

[1] Per una quadro generale Radio Fm 1976-2006. Trent’anni di libertà d’antenna, a cura di P. Ortoleva, G. Cordoni, N. Verna, Minerva, Bologna 2006.

[2] Per la ricostruzione dall’interno della storia di Radio Alice Collettivo A/traverso, Alice è il diavolo. Storia di una radio sovversiva, a cura di Bifo e Gomma, ShaKe Edizioni, Milano 2002.

[3] Per un’analisi delle strategie di comunicazione della radio K. Gruber, L’avanguardia inaudita. Comunicazione e strategia nei movimenti degli anni Settanta, Costa&Nolan, Milano 1997.

[4] Per un dettaglio sui programmi S. Dark, Libere!L’epopea delle radio italiane degli anni’70, Stampa Alternativa, Viterbo 2009, p. 80.

[5] K. Gruber, L’avanguardia inaudita, cit., pp. 67-68.

[6] Per una ricostruzione della vicenda di Radio Alice il film Lavorare con lentezza, regia di Guido Chiesa (Italia, 2004) e il documentario realizzato dallo stesso autore Alice è in paradiso (Italia, 2002).

[7] Collettivo A/traverso, Alice è il diavolo, cit., p. 165.

[8] Per una ricostruzione giornalistica M. Chierici, Le “radio libere” bolognesi hanno rivelato tre città diverse, in «Corriere della Sera», 13 marzo 1977.

[9] Per una ricostruzione dall’interno del movimento cfr. autori molti compagni, Bologna, marzo 1977…fatti nostri…, Bertani, Verona 1977.

[10] Tra i firmatari dell’appello Jean-Paul Sartre, Michel Foucault, Félix Guattari, Gilles Deleuze, Roland Barthes, François Vahl, Philippe Sollers, Daniel Roche, Philippe Gavi, Maria Antonietta Macciocchi.

[11] F. Guattari, La Révolution moléculaire, Éditions Recherches, Fontenay-sous-Bois 1977.

[12] Per l’esempio di Radio Alice sulle radio libere francesi T. Lefebvre, La bataille des radios libres 1977-1981, Nouveau Monde Editions Ina, Paris 2008, pp. 115-116 e R.A. Doro, Dalle radios pirates alle radios locales privées: le radio libere in Francia e la caduta del monopolio (1977-1989), in «Memoria e Ricerca», n. 42, gennaio-aprile 2013, p. 157.

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