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Miss Marx. Film d’amore e socialismo (o della storia politica dell’amore)

Di Roberta Ferrari (Università di Bologna)

La storia dei movimenti, del socialismo e delle donne rivoluzionarie che li hanno animati è anche una storia di rapporti umani. Per le donne questo è doppiamente vero, considerato che occupare la scena pubblica e politica, in particolare alla fine dell’Ottocento, significava sfidare ogni genere di regola sociale e farsi carico di una battaglia continua con la società e con gli uomini protagonisti di quella scena.

Miss Marx è stato criticato come occasione persa di restituire la vera storia politica di Eleanor Marx. L’alternanza continua e ritmica di comizi, visite alle fabbriche, discussioni con i sindacalisti e di scene di quella che può essere erroneamente classificata come la rappresentazione della vita sentimentale di Tussy, così chiamata dal padre e dalle amicizie più strette, è invece ciò che rende il film convincente proprio dal punto di vista della narrazione storica e politica, intrecciando piani che nella vita reale sono solo artificialmente separati. Eleanor Marx non era solamente una socialista che si batteva dentro il movimento per la libertà e l’indipendenza delle donne, ma era anche una donna – negli anni della sua vita viene coniato il termine femminista – che faceva esperienza diretta di una società patriarcale che non risparmiava il socialismo e i suoi seguaci. Altre critiche al film hanno puntato il dito contro la presunta enfasi che il film porrebbe sulla fragilità personale di Eleanor. Negli ultimi anni di narrativa si è imposta una cinematografica dominata da potenti eroine, che ha mostrato quanto le lotte delle donne abbiano avuto impatto, ma ha anche creato un equivoco sul significato della forza delle donne, che proprio la storia di donne come Eleanor Marx può chiarire.

Il film inizia con il funerale di Marx e un breve discorso di Eleanor su un amore, quello tra i suoi genitori, in cui lei riconosce un pezzo della lotta socialista e della rivoluzione dei rapporti sociali e umani che secondo lei avrebbe dovuto portare con sé. La morte di Marx per lei non doveva essere motivo di demoralizzazione: “il futuro è della nostra parte”. Il film parla di una Eleanor che non ha solo idealizzato la vita dei suoi genitori, ma che piuttosto è fiera di quello che insieme sono riusciti a fare concretamente dei loro ideali nella difficile realtà storica del loro tempo. Il film riesce a raccontare la sua concezione dell’amore come una questione politica, come evento non marginale della storia del socialismo, distillandola da alcuni episodi significativi della vita di Miss Marx, e questa concezione non si limita a essere, come mostra violentemente l’epilogo, un punto di vista sulla vita amorosa ma è una visione rivoluzionaria della società e dell’esistenza. Non è un caso, infatti, che Eleanor erediti da suo padre l’amore per Shakespeare.

Il film sa cogliere l’occasione per affrontare in modo del tutto originale e sottile un tema storicamente e politicamente centrale, quello del modo in cui le donne hanno criticato l’amore, il matrimonio, la famiglia, la riproduzione e in genere tutto ciò che viene definito “cura”, l’ambito di un destino femminile stabilito dalla divisione sessuale del lavoro e dalla società patriarcale e capitalista. Lo affronta trattando anche il tema più ampio e complesso della maternità come funzione sociale imposta e come dilemma simbolico e quindi il rapporto tra la propria liberazione singolare e la libertà di tutte le donne. Tutto questo è rappresentato in modo apparentemente semplice ma denso di significati, con un puzzle di scene che partono dal componimento infantile sul senso politico della gentilezza e vanno fino all’interpretazione teatrale di Casa di bambola di Ibsen impersonata da Eleanor e Aveling, in un’incredibile rappresentazione di un atto mancato nella vita reale. “Tu non mi hai mai capita” afferma Eleanor recitando Ibsen, “credevo di esserlo ma non sono mai stata felice con te”. E nella scena seguente questa impossibilità di essere capita è confermata dalla realtà quando, parlando della traduzione di Madame Bovary fatta da lei, Aveling le suggerisce di copiarne il finale per la sua parodia “Casa di bambola aggiustata”: invece di lasciare il marito Nora dovrebbe suicidarsi, per rendere più romantica la versione. Eleanor non risponde, ma dimostrerà che il suicidio ha poco a che fare con il romanticismo e molto con l’amore e la sua storia tutta politica.

Il tema della maternità è affrontato con altrettanta violenza, prima con la scena in cui Eleanor in visita a una fabbrica insegue un bambino indigente fino alla sua casa dove sua madre è stesa quasi moribonda con il suo neonato sui seni consumati dalla fame. Poi con il dialogo su Sant’Agostino con Olive Schreiner in cui lei, guardando Eleanor negli occhi, parla con intensità del rapporto madre-figlio descritto nelle Confessioni e si augura che un giorno quel rapporto, non riducibile alla biologia della riproduzione, quel rapporto spirituale che fa della riproduzione una questione della società, quel rapporto non solo tra madre e figli, ma tra uomini e donne possa diventare meno inusuale. Schreiner vede nella madre la forza della donna e afferma che avere figli sia più bello che scrivere un libro. Non per Tussy però. Non perché lei veda nella maternità necessariamente un ostacolo all’indipendenza della donna, o non solo per questo, ma perché sa di avere a che fare in ogni istante con il problema di essere una donna che la società considera potenzialmente una madre: non è la maternità in sé, non sono le figlie o i figli che tolgono autonomia alle donne, ma quella maternità patriarcale che ogni donna si porta addosso come un destino sociale e simbolico da cui liberarsi. La scena allora è magistrale quando Aveling interrompe l’apologia della donna-madre di Schreiner per parlare della sua madre alcolizzata ed Eleanor corre a consolarlo, in modo assai materno, come la vediamo fare anche dopo aver scoperto che egli ha sposato, a sua insaputa, un’altra donna che ha ingannato.

Lo vediamo quando comunica a Engels e Helene Demuth, la domestica e amica di una vita della famiglia Marx, che andrà a vivere con Aveling, anche se lui è già sposato e non può ottenere il divorzio, affermando con impeto, in una controversa affermazione, che la convivenza sarà un “vero matrimonio” e che in realtà “il matrimonio è un’istituzione obsoleta”. Lo vediamo ancora quando discute accesamente con Helene e le dice “mio padre voleva tutto per me tranne la mia libertà, mia madre Jenny mi disse di non fare il suo errore, di sposarmi e avere figli ma concentrarmi sul mio lavoro. Ho passato tutta la vita a occuparmi della mia famiglia ora tocca a me vivere”. Come vivere un amore libero tra un uomo e una donna in una società patriarcale che fa degli uomini i nemici della libertà delle donne? Non è un tema che la biografia di Eleanor Marx esaurisce e per questo il film ha il vantaggio di non essere la descrizione di un personaggio storico, ma la restituzione di una domanda politica a cui quella vita ha dato espressione. È una storia singolare ma collettiva della lotta delle donne.

La reazione disperata alla notizia dell’infedeltà di suo padre Karl, che ha avuto il fratellastro Freddy con Helene Demuth, non va interpretata solo sotto il segno di una idealizzazione infranta, ma anche come la comprensione profonda di uno stato dei rapporti umani che costringe alla sofferenza e alla menzogna. La verità, risponde Eleanor alla domanda su quale sia la sua virtù preferita; è un aspetto della vita di Eleanor che il film è capace di indagare. “La verità è che la donna si trova in una condizione di oppressione e che la sua condizione è di una spietata degradazione. Le donne sono vittime della tirannia organizzata degli uomini, così come i lavoratori sono vittime della tirannia degli inoperosi…anche le donne sono espropriate… con la forza”. Sulla vicenda in questione il film torna in modo intelligente con il dialogo tra Freddy ed Eleanor davanti alla tomba di Karl, Jenny e Helene, che hanno voluto farsi seppellire insieme. Lei si chiede come la madre abbia potuto non essere gelosa e lui le risponde che il punto è forse che hanno vissuto una grande avventura. Questa avventura è la lotta politica che ha investito la loro amicizia, che ha permesso la condivisione di una verità sull’amore che Eleanor, e con lei la gran parte delle donne, non può avere con Aveling. “Le donne inglesi nonostante i diritti conquistati sono ancora moralmente dipendenti dall’uomo e maltrattate come sempre”, dice mentre, rassegnata, accudisce un Aveling ormai malato, incapace di capirla e di capire la rivoluzione di cui lei parla.

Nella scena del comizio socialista Eleanor parla di una futura configurazione dei rapporti umani, di una forma diversa e senza dolore della società e dell’amore e parla anche a se stessa, parla da dentro la violenza e la contraddizione che tutte le donne affrontano nella società del tempo. In tutto il film Eleanor non parla mai solo di sé, ma nemmeno tratta le proprie sofferenze come affari privati, limitandosi a proclamare l’amore libero, come se bastasse enunciarlo per farlo esistere. L’amore per Aveling, infatti, non è un’ipocrisia, non è un’incoerenza o una fragilità a cui lei soccombe inesorabilmente, ma è la comprensione profonda di questa realtà sociale e soggettiva al tempo stesso delle donne e pure degli uomini. Lei comprende che Aveling è due cose, l’uomo che ama e l’uomo che la tiranneggia, il bambino del patriarcato e quello che sogna una società senza l’orgoglio del denaro. “Lui non prova sentimenti come il senso di colpa, la paura…lui è come un bambino”, dice Eleanor alla sorella Laura. Tanto da chiedergli, come si potrebbe fare solo con un bambino, “smetterai di farmi del male?”. La forza di Eleanor, la sua dedizione a una lotta che la investe interamente è tutt’altro che idealistica. D’altra parte lei stessa riconosce che Aveling è stato nella sua vita di rivoluzionaria “una punizione”. Ovvero è il prezzo pagato per aver sfidato le istituzioni patriarcali e il ruolo sociale che esse impongono alle donne.

Il film riesce anche in un’altra ardua impresa, raccontare il suicidio di Miss Marx senza scadere in nessuna delle rappresentazioni stereotipate dell’estremo gesto. Il suicidio di Eleanor è tutto interno alla sua storia di rivoluzionaria, non è la sua resa o il suo fallimento, non è l’epilogo drammatico di una società violenta in cui le donne sono solo vittime. Come nelle tragedie shakespeariane la morte è qualcosa di più della fine, è un compimento sempre politico, ancorché tragico. La danza scatenata e catartica, con una colonna sonora quantomai adeguata, prima di uccidersi ci mostra Eleanor nella sua verità. La canzone infatti dice: “I’m enough, I want more/It’s not like it’s over/It’s not like you will come again/Cause you don’t know me/But I know you”. Non è assurdo perciò, che il film si chiuda con il motto che Eleanor aveva da bambina: “Sempre avanti”. Miss Marx è un film che indica anche un modo di intendere la storia come qualcosa di sempre vivo, che ha una sua vita presente e va compreso continuamente, come storia di un pensiero e delle forze che lo hanno animato, contestato o trasformato. La scelta del punk per la colonna sonora è in perfetta sintonia con questa concezione.

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